LO SCRITTORE GIANNI PARIS

sabato 31 dicembre 2011

SUL SECOLO D'ITALIA UNA PAGINA INTERA DEDICATA A NESSUNO PENSI MALE

RECENSIONE A TUTTA PAGINA SUL SECOLO D'ITALIA


 
Metti un cinese, un napoletano e un cantastorie...
Dal Secolo d'Italia del 10 aprile 2011
Viaggiavano in cerca di una vita migliore e invece hanno perso l’unica, per quanto disperata, che avevano: decine e decine di uomini, donne e bambini senza nome al largo di Lampedusa. È l’amara cronaca di pochi giorni fa. Eppure quel viaggio in un mare nero di notte e disperazione, Gianni Paris ce l’aveva già raccontato cinque anni fa nel suo romanzo più noto: Mare nero(Edizioni dell’Arco), 50mila copie vendute attraverso il passa parola e la vendita “porta a porta” (ombrellone a ombrellone) effettuata proprio dagli extracomunitari.
 
 
«Decisi di pubblicare quel romanzo – ci dice Piersandro Pallavicini, all’epoca editor della casa editrice bolognese e autore che a sua volta ha dedicato al tema dell’immigrazione due libri: African Inferno (Feltrinelli, 2009) e A braccia aperte (Edizioni Ambiente, 2010) – perché nessun altro fino a quel momento aveva tentato con altrettanta efficacia una fiction dal di dentro e in prima persona del viaggio delle “carriole del mare”».
Dopo quattro anni di lavoro serrato, con giornate divise tra il tribunale e la scrittura, è da poco arrivato in libreria il nuovo romanzo di Paris, avvocato-scrittore avezzanese della classe ’73, anch’esso destinato a fare discutere:Nessuno pensi male (Dario Flaccovio Editore, pp. 120, € 13). Sotto la lente d’ingrandimento dell’autore finisce stavolta un’altra emergenza sociale: la criminalità cinese in Italia e i suoi sempre più stretti rapporti con la camorra, un’alleanza sottovalutata che, purtroppo, ha trovato terreno fertile nel nostro paese. Riciclaggio, ricettazione, traffico di organi, tutto made in China. «Non si tratta – ci tiene a precisare l’autore – di un romanzo contro lo straniero ma, semmai, del tentativo di aprire una finestra su una realtà sommersa che raramente viene alla luce del sole».
«Ho avuto la fortuna di difendere un boss della mala cinese – ci racconta Paris – e rinunciando alla parcella ho chiesto e ottenuto di conoscere il loro mondo misterioso, le abitudini, il commercio legale e quello illegale». Del resto avete mai assistito al funerale di un cinese? Vi capita di incontrare un cinese dal vostro medico di famiglia? Perché i negozianti italiani chiudono e loro moltiplicano le attività? Attorno a questi e altri interrogativi sono sorte leggende metropolitane cui Paris ha cercato di dare una risposta senza affidarsi alla scorciatoia del pregiudizio o delle generalizzazioni ma studiando, diremmo quasi indagando. Per poi restituirci il godibile racconto, nella prospettiva noir, della tragicomica “avventura” del protagonista, Graziano Spichesi, napoletano malavitoso più per indolenza e ingenuità che per disonestà: condannato a morte da un boss della camorra per essersi reso indisponibile all’escalation di violenza che ci si aspettava da lui, viene affidato da un “amico” alla famiglia Chang, titolare all’apparenza di un ristorante (ovviamente cinese) e di un’associazione culturale (Grande Cina). Non dovrà far altro che dare un mano come cameriere e soprattutto nascondersi – gli viene spiegato – aspettando che le acque si calmino.
Scoprirà più tardi di essere stato venduto (eliminarlo avrebbe fruttato meno) per scopi tutt’altro che leciti. Più che la sua salvezza, in realtà, interessano i suoi organi. Per una compravendita clandestina, con buona pace delle sue interiora. Quando tutto sembra perduto, a salvarlo – stavolta davvero – è il rapporto di amicizia che si crea tra lui e nonno Chang, padre del più spietato boss. Diversi per cultura d’appartenenza ed esperienze, si apriranno gradualmente l’uno all’altro, raccontandosi e scoprendo inattese affinità, a conferma di come “l’integrazione” sia sempre possibile e salvifica. Come nella pubblicità-tormentone della Telecom, una telefonata ti allunga la vita, così i racconti abilmente dosati di Graziano (e la curiosità crescente di nonno Chang) ne allontaneranno la morte fino a che...
«Come insegna Sherazade – ha scritto Giancarlo De Cataldo, mentore di Paris, nella frase che campeggia sulla copertina – raccontare una storia può salvarti la vita. Perché saper raccontare è un dono e Gianni Paris ce l’ha. E grazie a lui l’operosa e tenace Avezzano entra di prepotenza nel giro d’Italia in noir». Già, il capoluogo della marsica è la location del romanzo, la città dove Spichesi – dopo un breve viaggio da Napoli (chiuso nel bagagliaio dell’auto) – viene portato e dove opera il piccolo impero della famiglia Chang tra settore tessile, ristorazione e altri traffici…
Avezzano è stata scelta dall’autore, oltre che per un atto d’amore per la propria città – dove ogni estate si diletta a portare i big della narrativa, non solo nazionale, per il festival letterario che dirige, giunto ormai alla decina edizione: “Sei giornate in cerca d’autore” – anche perché «come tutti i centri di provincia è, almeno apparentemente, più tranquilla delle grandi città, i controlli sono più sommari e, non essendo un luogo particolarmente affollato da cinesi, proprio per questo possono verosimilmente agire indisturbati». E sempre Avezzano la prossima estate diventerà anche il set cinematografico del film che sarà tratto dal romanzo e la cui uscita è stata programmata per l’inverno del 2012. La regia è stata affidata al livornese Emanuele Barresi e la sceneggiatura sarà scritta dallo stesso Paris. Arrivederci sul grande schermo, pertanto.

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